domenica 31 marzo 2013

WIM DELVOYE - CHIESA DI SAN CRISTOFORO, LUCCA



WIM DELVOYE LUCCA
Chiesa di San Cristoforo
via Fillungo - Lucca
dall'1/3 all'1/9/2013

Una torre monumentale alta 11 metri (Untitled), esposta al Louvre di Parigi sino al gennaio 2013, sette sculture in bronzo (Holy Family Series) e una scultura appositamente realizzata per essere mostrata a Lucca, realizzata con il marmo delle Alpi Apuane (Double Coccyx). Sono questi alcuni dei pezzi eccezionali esposti nella chiesa di San Cristoforo di Lucca (in via Fillungo) per la mostra personale dell’artista belga di fama internazionale Wim Delvoye.
Concepita espressamente per i suggestivi spazi dell’edificio, riunisce una serie di opere che dialogano in maniera suggestiva non solo in maniera formale ma anche simbolica con le navate, l’altare e l’abside, per dare vita a corrispondenze sorprendenti tra arte antica e arte moderna. Così la struttura gotica di Untitled, una torre monumentale alta 11 metri posta al centro della navata centrale, e le linee barocche dei crocefissi delle sculture che fanno parte della serie Holy Family si integrano nella struttura romanica della chiesa, rendendola ancora più suggestiva. Un dialogo che coinvolge non soltanto l’edificio attuale ma la sua storia, che l’artista rilegge in chiave surreale, in un contrasto di stili e manufatti che apre a interessanti riflessioni sul rapporto tra religione e arte contemporanea.

”Mi è piaciuto il fatto che San Cristoforo fosse una chiesa - spiega Delvoye -. E’ un bell’edificio, costruito con buoni materiali, di belle dimensioni, carico di storia e denso di significati simbolici. Mi piace il fatto di entrare in una relazione diretta con il territorio attraverso l’utilizzo dei suoi materiali all’interno del mio lavoro”.

L’artista ha curato l’edizione di un catalogo bilingue italiano-inglese dedicato alla mostra e corredato di intervista e testo critico di Ludovico Pratesi.

Nato a Wervik nel 1965, Wim Delvoye vive e lavora a Gent, Belgio. E’ un’artista neo-concettuale, noto per la sua inventiva: il suo lavoro è eclettico, il suo interesse varia tra una vasta gamma di temi, dal corpo umano alla Chiesa cattolica. Ha ottenuto l’attenzione della critica internazionale partecipando alla Biennale di Venezia nel 1990 e nel 1999. La sua ultima grande mostra è stata quella del Louvre di Parigi, terminata a settembre 2012, in cui l’artista ha introdotto i propri lavori negli appartamenti di Napoleone III, nelle sale gotiche del dipartimento degli oggetti decorativi e nei Giardini di Tuilleries, ed ha installato nella celebre piramide di Pei una splendida torre avvitata su se stessa, ora visibile nell'esposizione di San Cristoforo. 

KARL HOLMQVIST: GIVE POETRY A TRY - MODERNA MUSEET, STOCKHOLM



KARL HOLMQVIST
GIVE POETRY A TRY
Curator Fredrik Liew
Moderna Museet
Skeppsholmen - Stockholm
16 March – 8 September, 2013

Karl Holmqvist is firmly established on the international art scene, and is undoubtedly one of Sweden’s most prominent artists. Following exhibitions at MoMA and the Venice Biennale, Moderna Museet is presenting his extensive body of works in a condensed retrospective spanning from the early 1990s to today.
The main part of Holmqvist’s oeuvre consists of text, published in various periodicals and then processed into posters, readings, videos, wall drawings and installations. Highbrow and lowbrow, popular music, poetry, politics, literary quotations, references to art history and letters of the alphabet all interbreed. Words and sentences are moved around and combined in new, ambiguous ways.

“The punk movement and the idea that everybody can do anything have been vital to me. That is also one of the reasons why I work with language, since it’s something we all use and need to relate to and renew and invent all the time. Much of what I write is based on things I have misheard or ‘mis-thought’,” says Karl Holmqvist.

In this way, Karl Holmqvist manifests a faith in the power of art. Unexpected links, resonances and contextualisations create new relationships and produce a new reality. Although Holmqvist’s practice can be related to the tradition of concrete poetry and cut-ups, as well as to text-based artists such as Jenny Holzer and Barbara Kruger, he need not necessarily be interpreted within this context. When his texts are read aloud, sensual dimensions arise as rhythms and harmonies in pleasurable, sometimes humorous, soundgames. They are also memories, carefully observed and lived. Holmqvist mixes lines from Ezra Pound, the Bible, Patti Smith and Grace Jones, to name but a few, disregarding whether they “match” or not, revealing the contours of a life: of encounters, interests, observations, relationships and the Zeitgeist.
This exhibition is built around an acquisition of Holmqvist’s works for the Moderna Museet collection, and features all his artist’s books, a large installation and three video works. 

Karl Holmqvist (b. 1964) lives and works in Berlin. 

QUINTO DI SMIRNE: IL SEGUITO DELL'ILIADE DI OMERO -

QUINTO DI SMIRNE
IL SEGUITO DELL'ILIADE DI OMERO
Bompiani, 13/3/2013
collana "Il pensiero occidentale"

Le vicende dei Tà meth'Hómeron, il "seguito" dell'Iliade, erano state la materia, in età arcaica, del cosiddetto "ciclo epico", una serie di poemi che narravano il mito troiano dagli antefatti fino ai discendenti dei grandi protagonisti della guerra. Tali poemi, probabilmente, non si leggevano più già ai tempi di Quinto di Smirne. Egli volle così colmare una lacuna, prendendo Omero a maestro dal punto di vista della lingua e dello stile. Ma lo spirito di un'epoca diversa non poteva non penetrare nella sua opera. I personaggi, più drammatici e psicologicamente delineati, si mostrano al lettore nelle loro passioni e nei loro dubbi, nell'odio e nell'amore, e soprattutto nelle loro coscienze: dall'infelice amazzone Pentesilea al gigante etiope Memnone, dall'Aiace impazzito al temerario Euripilo, dal violento Neottolemo alla passionale Enone. Un'epica tradizionale ma diversa, affascinante per molti versi: l'unico poema antico rimastoci che narri questa sezione del mito, e che è stato a lungo ingiustamente dimenticato. Se ne propone ora la prima traduzione italiana integrale e disponibile anche al grande pubblico. 

WERNER JAEGER: CRISTIANESIMO PRIMITIVO E PAIDEIA GRECA - BOMPIANI 2013

WERNER JAEGER
CRISTIANESIMO PRIMITIVO E PAIDEIA GRECA
Bompiani, 3/4/2013
collana "Il pensiero occidentale"

Cristianesimo primitivo e paideia greca raccoglie le Carl Newell Jackson Lectures tenute da Werner Jaeger alla Harvard University nel 1960. Esse sono il suo ultimo lavoro e, pur corredate di note e riferimenti che costituiscono "una parte essenziale del libro", non rappresentano "la realizzazione completa del piano originario... un libro più esauriente sulla continuità storica e sull'evoluzione della tradizione della paideia greca nel periodo cristiano della tarda antichità". A Jaeger mancò il tempo di completare l'itinerarium mentis della sua vita, ma in quest'opera egli offre un saggio del legame, quasi ontologico e irreversibile, che si era stabilito fra il pensiero greco e le sue implicazioni lessicali - e la dottrina cristiana, cosicché non sembra possibile separare le due esperienze, della ricerca attraverso la filosofia greca e dell'annunzio del messaggio cristiano. La chiave di lettura di questo fenomeno unico ed entusiasmante è la paideia, la formazione dell'uomo greco, fatta propria dai grandi "umanisti" cristiani dei primi secoli quale componente dell'esperienza iniziale e fondante del Cristianesimo. 

ENRICO TESTA: ABLATIVO - EINAUDI 2013



ENRICO TESTA
ABLATIVO
Einaudi, 19/3/2013
Collezione di Poesia

L'ablativo è un caso latino che non indica l'«io» né il possesso, non marca le attese né le esclamazioni, ma sintetizza un allontanamento o un distacco, un'uscita da un luogo o da uno stato: un passaggio in cui il soggetto, non piú fine a se stesso e come portato via, improvvisamente scopre per sé un altro destino. Un titolo che bene risponde al nuovo libro di Enrico Testa, la cui poesia è fortemente «ablativa», da sempre radicata nei nodi dell'assenza o della perdita. Qui questi temi si concretizzano in vari toni e cadenze: il sentimento della fine, il succedersi delle generazioni, la piccola scena della famiglia, ma anche inaspettate pause di quiete, intermezzi di natura e, talvolta, annunci di un sospetto di gioia. Una poesia piú corporea rispetto alle precedenti raccolte: sempre fantasmatiche le presenze, però nette e concrete nel loro anchilosato affannarsi ai margini della scrittura. E con una vena essenziale e ironicamente brillante, che forse non aveva mai raggiunto, nelle poesie di Testa, questi livelli di efficacia, di risonanza, di memorabilità.

Enrico Testa è nato nel 1956 a Genova, dove insegna Storia della lingua italiana all'università. Dopo Le faticose attese (San Marco dei Giustiniani 1988), ha pubblicato da Einaudi le raccolte poetiche In controtempo (1994), La sostituzione (2001), Pasqua di neve (2008), L'esistenza. Tutte le poesie 1980 - 1992 (2010) e Ablativo (2013). Sempre per Einaudi ha curato il Quaderno di traduzioni di Giorgio Caproni (1998) e l'antologia Dopo la lirica. Poeti italiani 1960-2000 (2005). Tra i suoi saggi: Lo stile semplice. Discorso e romanzo (Einaudi 1997), Per interposta persona. Lingua e poesia nel secondo Novecento (Bulzoni 1999), Montale (Einaudi 2000), Eroi e figuranti. Il personaggio nel romanzo (Einaudi 2009), Una costanza sfigurata. Lo statuto del soggetto nella poesia di Sanguineti (Interlinea 2012).
 

sabato 30 marzo 2013

ALAIN KIRILI: QUI A PEUR DE LA VERTICALITÈ? - GALERIE PIECE UNIQUE, PARIS



ALAIN KIRILI
QUI A PEUR DE LA VERTICALITÈ?
Galerie Pièce unique
4 Rue Jacques Callot/ 26 rue Mazarine - Paris
21/3/2013 - 18/5/2013

Après avoir investi en 2012 le parvis de l’Hôtel de Ville à Paris, Alain Kirili, artiste mondialement connu, exposera à partir du 21 mars 2013 sa sculpture « Transfiguration » de 1991 dans la vitrine de Pièce Unique au 4 de la rue Jacques Callot. L’isolation de la sculpture met en avant les deux techniques du sculpteur pour cette oeuvre: forgée et découpée au chalumeau, elle est un hymne à la verticalité à laquelle il est très attaché. On y retrouve son dialogue fondamental avec les oeuvres de Barnett Newman et d’Alberto Giacometti.

Dans la galerie Pièce Unique Variations au 26 de la rue Mazarine, une salle présente sa sculpture en zinc découpé de 1972 qui est sa première oeuvre qu’il considère “post-minimale,” abstraite, et légèrement martelée: C’est un jeu de carrés et de lignes forgées au sol.
Dans le reste de la galerie, des sculptures récentes en caoutchouc noir et fil de fer galvanisé de la série « Aria » de 2011-2012 jouent d’une manière dialectique et dynamique du dessin dans l’espace et des contrastes de formes et de matériaux.
Une série de ses dessins « Fulgurances » et « Hommage à Otha Turner » de 2005 au fusain et pastel à l’huile témoigne de la richesse de son activité de dessinateur.

Alain Kirili est très attaché à la notion évoquée par Nietzsche d’ “inactualité” qu’il exprime à travers des matériaux fondamentaux, une mémoire d’un savoir faire artisanal, le tout prenant vie dans sa création. Dans cette exposition, son désir d’une abstraction tactile et incarnée est célébré. Rythmes, pulsions, créations dans le geste avec tout son corps.
 

UMBERTO BIGNARDI: ARCHIVIO INELUTTABILE - LA CAMERA VERDE, ROMA



UMBERTO BIGNARDI
ARCHIVIO INELUTTABILE
a cura di Giovanni Andrea Semerano
con un testo di Nanni Cagnone
Centro Culturale La Camera Verde
via Giovanni Miani 20 - Roma
dal 28/3/2013 al 16/5/2013

Cento opere su carta, in formato A4, tecnica mista, divise in serie di 6 o di 8, che Umberto Bignardi costruisce come sequenze di un percorso teso a sviluppare i molteplici incastri tra potere e lavoro, e i segni di una società dello spettacolo oramai destinata a essere sempre di più l'espressione violenta di un frammento di se stessa.
Schizzo quasi marginale di una battaglia di superfici. I molteplici segni diventano così mirati, puntati, e la pittura, in questo archivio ineluttabile, definisce una propria intrinseca lotta. L'appunto secondo Bignardi diventa il centro della storia, e attraverso l'apparenza astratta la figura trova la forma dell'idea. Le sequenze che Bignardi propone costruiscono specchi e risvolti, opposti segni che sembrano anticipare e spezzare.
Movimento e riflessione, fotogrammi pittorici che visti tutti insieme innescano l'antico movimento delle lanterne magiche. La storia che si compone attraverso questa serie è la nostra storia, di questi anni, e Bignardi analizza i virus, le macchie rosse, le guerre, gli schemi industriali e pubblicitari, e così dentro una critica al segno e nell'irriverenza ironica, questo archivio ineluttabile ci complica la visione attraversando la vita.

Umberto Bignardi è nato a Bologna nel 1935. Nel 1954 si iscrive al corso di scenografia all’Accademia di Belle Arti della sua città; l’anno seguente si trasferisce a Roma dove prosegue quegli studi nel corso di Toti Scialoja. Alla fine degli anni ’50 si dedica completamente alla pittura, nel 1959 espone nella collettiva “giovane pittura a Roma”alla galleria la Tartaruga di Plinio De Martis. Per tutto il 1960 lavora ad un ciclo di tecniche miste su carta. Sempre alla tartaruga, nel 1961, ha la sua prima personale. Durante tutto il 1962 realizza una serie di grandi collages su tela. Questi lavori sono esposti nel marzo del 1963 in una personale alla nuova sede della Tartaruga in Piazza del Popolo. Lasciata la tecnica del collage, nel 1964 riprende l’uso del disegno e della pittura partendo dalla particolare struttura di una serie di immagini fotografiche, come nel caso dei “Clairol”. 1964: personale alla De’ Foscherari di Bologna e collettiva “arte nuova” Lunds Konstall in Svezia. Il 1965 è l’anno in cui inizia la trasposizione grafico pittorica delle cronofotografie di E. Muybridge e dei fotofinish. Stabilisce un rapporto con la galleria L’Attico dove, nel gennaio del 1966 tiene una personale nella quale, oltre ai risultati delle ricerche sull’immagine-movimento espone i media-trovati-modificati: lo specchio/schermo “fantavisore” e il “prismobile”. Nello stesso anno è ivitato alla XXXVII Biennale di Venezia. Sempre nel1966 si avvicina al cinema indipendente tramite l’amicizia con Alfredo Leonardi. Inizia anche la collaborazione con alcuni esponenti del teatro-immagine. Nel 1967 crea il Rotor, schermo cilindrico ruotante sul quale si alternano superfici riflettenti (specchi) e assorbenti (schermi). L’installazione Rotor è concepita come un tutto unico con la proiezione del film Motion Vision. Espone il Rotor in due mostre collettive: “Fuoco, Immagine, Acqua, Terra” alla galleria l’Attico di Roma e “Arte Povera, Im-Spazio” alla galleria La Bertesca di Genova. Il Rotor è una delle prime istallazioni multimediali mai viste, un esempio originale di expanded cinema. Nel 1967 progetta anche l’impianto scenico e cura la regia dei filmati (riprese di Turi e Capanna) per lo spettacolo Teatrale “Illuminazione” testo di Nanni Balestrini, regia teatrale di Mario Ricci. Nel ’67 tiene due mostre personali, una alla galleria Modern Art Agency di Lucio Amelio a Napoli, l’altra alla Galleria del Deposito a Genova. Nel 1968, il Rotor è esposto in due musei tedeschi: lo Stadlisches Museum di Wiesbaden e il Kunsthaus Hamburg. Del 1968 è anche l’esperienza della rassegna “Situazione ‘68” al parterre di San Gallo a Firenze, è l’ultima mostra di Bignardi, alla fine dello stesso anno si allontanerà dai luoghi e circuiti del sistema dell’arte. 

ERIC HOBSBAWM: LA FINE DELLA CULTURA - RIZZOLI 2013

ERIC J.E. HOBSBAWM
LA FINE DELLA CULTURA
Saggi su un secolo in crisi d'identità
Rizzoli, 20/3/2013
collana "Saggi stranieri"

In questa raccolta di scritti in gran parte inediti, Eric Hobsbawm si chiede cosa sarà delle trasformazioni culturali del ventesimo secolo, nate e maturate in un mondo che non esiste più. Lo fa spaziando dal declino della cultura "alta" all'impatto che scienza e politica hanno sulla riconfigurazione del sistema dell'arte, dalla religione al turismo, dai nuovi scenari dell'immaginario all'urbanistica, dalla storia del gusto ai grandi processi dell'economia. Si concentrano, in questa prima opera postuma di un intellettuale che sarà molto rimpianto, i tantissimi pregi del lavoro di Hobsbawm: la finezza dell'analisi, le sorprendenti incursioni in ambiti di solito trascurati dalla storiografia, la volontà esplicita di ragionare insieme al lettore, la straordinaria ricchezza dei riferimenti culturali, la scrittura avvincente e suggestiva.
 

ERIC HOBSBAWM: RIVOLUZIONE INDUSTRIALE E RIVOLLTA NELLE CAMPAGNE - RES GESTAE 20113

ERIC J.E. HOBSBAWM
RIVOLUZIONE INDUSTRIALE E RIVOLTA NELLE CAMPAGNE
Res Gestae, 6/2/2013

Uno degli avvenimenti fondamentali che favorirono l’origine dello sviluppo della società moderna fu la rivoluzione industriale, avviata in Gran Bretagna: trionfo del capitalismo e del sistema liberale-borghese . Come noto, le premesse della rivoluzione si ebbero proprio in Inghilterra: qui si verifi carono tra il XVI e il XVIII secolo importanti trasformazioni: una rivoluzione politico-sociale che favorì l’ascesa della borghesia. Premessa indispensabile di questo cambiamento epocale furono le profonde trasformazioni nel mondo delle campagne. L’adozione di tecniche agricole più avanzate seguite da un aumento della produttività , una maggiore accumulazione di capitali nelle mani di ricchi proprietari provocarono la trasformazione di alcuni coltivatori in salariati e, nei momenti di crisi maggiore, in braccianti disperati . Il grande storico Hobsbawm, ineguagliato studioso della modernità occidentale, ricostruisce in maniera impareggiabile le trasformazioni, le tensione e le lotte di un mondo agricolo trasformato dall’avvento del nuovo capitalismo. 

I CAPOLAVORI DI LELE LUZZATI E GIULIO GIANINI - MUSEO INTERATTIVO DEL CINEMA, MILANO 31/3-1/4/2013



I CAPOLAVORI DI LELE LUZZATI E GIULIO GIANINI
MIC Museo Interattivo del Cinema
Viale Fulvio Testi - Milano
31/3/2013 - 1/4/2013

Presso il MIC Fondazione Cineteca Italiana festeggia la Pasqua con la proiezione di capolavori assoluti del cinema di animazione italiano, dove la genialità di due grandi artisti, Lele Luzzati e Giulio Gianini, si sposa in un felice sodalizio che generò una serie di opere dalle immagini estremamente divertenti e di una bellezza eccezionale. I classici proposti, restaurati dalla Cineteca, sono ispirati al mondo della lirica e della musica classica, e hanno creato una stagione vitale e forse irripetibile del cinema e dell’arte italiana.

Il cinema di Gianini e Luzzati è una poesia animata che tramite la tecnica del découpage ingloba tutta la cultura del teatro: i personaggi, sebbene siano solo pezzetti di carta che si spostano su fondali, sembrano uscire da questi stessi scenari per diventare colore in movimento.
In programma la proiezione della Trilogia Rossiniana, un coloratissimo e comunicativo trittico animato che avvicina i bambini alla musica classica e li aiuta ad addentrarsi nel mondo di Rossini. Sono opere che sfuggono alla grafica stereotipata del classico cartoon.
La Trilogia è composta da La gazza ladra (1964), L’italiana in Algeri (1968) e Pulcinella (1973), film animati, due dei quali ricevettero le nominations agli Oscar, proposti nella versione restaurata curata dalla Fondazione Cineteca Italiana che restituisce all’opera lo splendore dei disegni di Luzzati e la grandiosità della musica di Rossini.
L’altro cartoon proposto, Flauto Magico, è ispirato all’omonima opera in due atti di W.A. Mozart. E’ il film più ambizioso di Luzzati e Gianini che raggiungono la fusione armonica tra scenografia (sipari, scene che ruotano, burattini, immagini fisse) e fotografia in un tripudio cromatico sorprendente.

Calendario delle proiezioni:
Domenica 31 marzo
h 15.30 Trilogia Rossiniana (Emanuele Luzzati e Giulio Gianini, Italia, 1964-1973, 35’)
h 17.30 Il flauto magico (Emanuele Luzzati e Giulio Gianini, Italia, 1978, 70’)
Lunedì 1 aprile
h 15.30 Il flauto magico (Emanuele Luzzati, Italia, 1978, 70’) Replica
h 17.30 La trilogia Rossiniana (Emanuele Luzzati, Italia, 1964- 1973, 35’) Replica 

PARALLEL PRACTICES: JOAN JONAS & GINA PANE - CONTEMPORARY ART



PARALLEL PRACTICES: JOAN JONAS 6 GINA PANE
Contemporary Arts Museum Houston
5216 Montrose Blvd. - Houston
March 23–June 30, 2013

Parallel Practices: Joan Jonas & Gina Pane brings together selected works made between 1965 and 2010 by two artists renowned for their foundational contributions to the field of performance art. Jonas and Pane, as proto-feminists of the same generation based in New York and Paris respectively, worked multidisciplinarily in a moment when many of their peers focused attention on a single medium. Jonas’s and Pane’s work plays with and looks beyond medium-specific discourses, responsively engaging issues of temporality, narrative, politics, and myth. Parallel Practices celebrates shared and complementary aspects of Jonas’s and Pane’s art and highlights the differences that characterize their unique bodies of work. This exhibition also marks the first comprehensive presentation of Gina Pane’s oeuvre in the United States.

Joan Jonas’s (b.1936, New York City) experiments with video are among the earliest and most enduring investigations of this medium. Works like Good Night Good Morning (1976) mine the connections and discrepancies between real and televisual space as Jonas repeatedly greets a camera, recording her action for later viewing. Parallel Practices includes Reading Dante III (2010), in which literary narrative provides an inspiration for a multi-channel video and sculptural environment that blurs the boundaries between the inside and outside of the filmic frame. Beginning on May 4, Jonas’s performance work Mirror Check (1970) will be presented in CAMH’s Brown Foundation Gallery on Saturdays at 2pm.

Gina Pane’s (b.1939, Biarritz–d.1990, Paris) early works include a series of physical interventions in pastoral landscapes. Documented in sequences of still images, these works anticipate a series of actions in which Pane wounded herself to shock her audiences out of complacent states. Action Escalade Non-anesthésiée (Action Non-anaesthetized Climb) (1970) pairs a ladder-like metal structure whose rungs are covered with sharpened metal points with a grid of photographs that document Pane climbing on the structure to the point of total exhaustion. The constats d’action (proofs of action) are unique montages of photographic images—occasionally with drawings or notations—that Pane created to contextualize her actions. These are autonomous works that extend the life of the artist’s performances and communicate their sensibilities. A final series, the Partitions, are nearly alchemical transformations of spiritual iconography into expressions of otherworldly concerns.

Parallel Practices: Joan Jonas & Gina Pane is accompanied by an illustrated catalogue with an introduction by CAMH Director Bill Arning; a text by the exhibition’s curator, Dean Daderko; and commissioned essays by Barbara Clausen, Élisabeth Lebovici, and Anne Tronche. Designed by AHL&CO, it will feature full-color images of the exhibition, a checklist of exhibited works, artist biographies, and a related bibliography.

Image: Gina Pane, Azione Sentimentale, 1973. Seven color photographs on wood panel, 48 1/4 x 40 1/8 inches. Courtesy Anne Marchand and kamel mennour, Paris. Photo: Françoise Masson. ©  Gina Pane.  

SPRANZI / FRESIA - GALLERIA MARTANO, TORINO



ALESSANDRA SPRANZI E PIERLUIGI FRESIA
a cura di Elio Grazioli
Galleria Martano
via Prinicipe Amedeo 29 - Torino
dal 27/3/2013 al 27/4/2013

Una mostra a due in cui torna in galleria il lavoro di Pierluigi Fresia ed entra per la prima volta quello di Alessandra Spranzi, una mostra in cui abbiamo voluto accostare il lavoro di due artisti dalla personalità forte ma diversa nel trattare la fotografia, due non-fotografi le cui opere non rientrano nel panorama fotografico generale.
Alessandra Spranzi presenta in questa mostra un lavoro cominciato nel 2007 e tuttora in corso che ha titolato Vendesi in cui ripropone le immagini dei bollettini su cui si offre o si mette in vendita ciò di cui ci si vuole o deve sbarazzare, operare in cui “vi è un carattere irriducibile alla pura appropriazione così come la conosciamo, proprio grazie al soggetto scelto, che non poteva letteralmente essere notato che da Spranzi”. In mostra vengono presentate 22 opere di formato 25x37 cm.che l’artista ha selezionato fra una serie di materiali. In occasione della mostra uscirà il libro d’artista “Vendesi/For sale”, a cura di Marco Zürcher, testo di Matteo Terzaghi che sarà presentato in galleria in data da stabilire.
Pierluigi Fresia espone il suo lavoro degli ultimi due anni dal titolo L’apprendimento della solitudine, con una decina di opere di grande formato in cui il testo è integrato all’immagine in “paesaggi molto suggestivi, evocativi, spesso ampi, dove lo sguardo spazia – nel duplice senso del termine – e osserva, con calma meditativa, cercando proprio le parole, quelle parole che ora noi leggiamo sul’opera, che stanno insieme all’immagine in modo singolare, che sembrano nate insieme”.
Elio Grazioli introduce la mostra con un testo che mette in evidenza le peculiarità dei due artisti che con dissonanze e consonanze, toni bassi e toni acuti, colore e monocromia, “sono originali e franchi quanto basta per apprezzarli al di là di ogni considerazione di opportunità nazionale o internazionale”.

Immagine: Pierluigi Fresia 

WILLIAM MARIOTTI: MONEY, TRAINS AND GUILLOTINE - DUKE UNIVERSITY PRESS 2013



WILLIAM MAROTTI
MONEY, TRAINS AND GUILLOTINE
Art and revolution in 1960s Japan
Duke University Press Books
(March 27, 2013)

During the 1960s a group of young artists in Japan challenged official forms of politics and daily life through interventionist art practices. William Marotti situates this phenomenon in the historical and political contexts of Japan after the Second World War and the international activism of the 1960s. The Japanese government renewed its Cold War partnership with the United States in 1960, defeating protests against a new security treaty through parliamentary action and the use of riot police. Afterward, the government promoted a depoliticized everyday world of high growth and consumption, creating a sanitized national image to present in the Tokyo Olympics of 1964. Artists were first to challenge this new political mythology. Marotti examines their political art, and the state's aggressive response to it. He reveals the challenge mounted in projects such as Akasegawa Genpei's 1,000-yen prints, a group performance on the busy Yamanote train line, and a plan for a giant guillotine in the Imperial Plaza. Focusing on the annual Yomiuri Indépendant exhibition, he demonstrates how artists came together in a playful but powerful critical art, triggering judicial and police response. Money, Trains, and Guillotines expands our understanding of the role of art in the international 1960s, and of the dynamics of art and policing in Japan. 

KAIRA M. CABANAS: THE MYTH OF NOUVEAU REALISME - YALE UNIVERSITY PRESS 2013



KAIRA M. CABANAS
THE MYTH OF NOUVEAU REALISME
Art and the Performative in Postwar France
Yale University Press
(March 4, 2013)

On October 27, 1960, art critic Pierre Restany named a group of Paris-based artists the “Nouveaux Réalistes” (New Realists) in a founding declaration that stated, “The New Realists recognize their collective singularity. New Realism = new perceptual approaches of the real.” Besides Restany, this group included Arman, François Dufrêne, Raymond Hains, Yves Klein, Martial Raysse, Daniel Spoerri, Jean Tinguely, and Jacques Villeglé. Their work incorporated consumer objects and new media in response to the postwar period’s painterly modes and its burgeoning consumer and industrial society. However, they did not share a common avant-garde strategy.

The Myth of Nouveau Réalisme is a critical reassessment of this important neo-avant-garde movement. Kaira M. Cabañas offers an interdisciplinary account of their work and challenges the ideas of Restany, who mandated a “direct appropriation of the real.” Cabañas posits that, for the Nouveaux Réalistes, realism engaged performative practices to produce alternative social meanings. 

CARLO RAVANO: 97 TRAVERSATE - DE FERRARI 2013

CARLO RAVANO
97 TRAVERSATE
I Ravano, una grande famiglia genovese del '900
De Ferrari, 2013
collana "Newsbook"

Novantasette traversate è un lungo viaggio e – al tempo stesso – la testimonianza del tutto informata che ha come itinerario e oggetto le profonde trasformazioni di Genova e dell’Italia nel Secondo Dopoguerra. Sguardo partecipe – quello di Carlo Ravano – conseguente al dato biografico di essere membro di una delle più importanti famiglie armatoriali della città. Nostalgia di quella civiltà delle buone maniere, rimpianto per uno spirito imprenditoriale (forse) evaporato, declino di uno dei grandi poli dello sviluppo nazionale e turbamento per la perdita della memoria si intrecciano nella narrazione, ricca di personaggi e annotazioni di costume. Contributo prezioso alla ricostruzione di accadimenti che meriterebbero una puntuale ricostruzione storica ancora tutta da fare.

Carlo Ravano è stato uno dei protagonisti della vicenda armatoriale genovese e italiana della seconda metà del Novecento, con posizioni di vertice nelle imprese di famiglia. Ha ricoperto cariche di rappresentanza in organizzazioni nazionali (Confitarma, Giovani Armatori) e internazionali (presidente della Commissioni Armatoriale italiana nel Bureau International du Travail di Ginevra, membro del comitato direttivo dello Standard P&1 Club di Londra). Attualmente risiede a Montecarlo e da anni è il commodoro del locale Yacht Club. 

venerdì 29 marzo 2013

GIOVANNI SANTI: I SEGRETI DELLA MATERIA - PALAZZO DUCALE, URBINO



GIOVANNI SANTI
I SEGRETI DELLA MATERIA
Galleria Nazionale delle Marche
Palazzo Ducale
piazza Duca Federico, 107 - Urbino
dal 29/3/2013 al 3/6/2013

La tavola proviene dalla chiesa di Santa Maria Nuova a Fano, importante luogo di culto della città, dove sono tuttora conservate due importanti pale d’altare di Pietro Perugino. Secondo la tradizione, avvenne proprio a Santa Maria Nuova l’incontro tra il più anziano pittore umbro e il giovanissimo Raffaello, auspice il padre Giovanni. Non bisogna dimenticare che Giovanni Santi fu una figura estremamente importante nella Urbino del tardo Quattrocento, legato alla corte ducale, alla guida di una bottega estremamente attiva e considerata, che fu anche crocevia di incontri di artisti, da Piero della Francesca a Melozzo.
Il dipinto è stato restaurato a cura della Soprintendenza BSAE e, nell’occasione , a cura dell’Istituto di Scienze Ambientali dell’Università di Urbino, è stato compiuto un rilevamento integrale del disegno preparatorio tramite Riflettografia IR, tecnica che riesce a penetrare negli strati della materia, ‘vedendo’ al di sotto degli strati pittorici.
Si tratta di una importante novità poiché, allo stato attuale si conosce un solo disegno ricollegabile a Giovanni Santi, mentre è noto che, nella prassi della bottega rinascimentale, il disegno costituiva la base di ogni attività pittorica.
Il disegno preparatorio della pala fanese, che è caratterizzata da una materia pittorica sontuosa ed estremamente raffinata, si mostra anch’esso di inedita qualità: sembra costituire il punto di congiunzione tra l’insegnamento ‘tecnico’ di Giovanni Santi e l’eredità raccolta dal grande figlio Raffaello. 

LISA OPPENHEIM: THE STORY BEHIND - NOGIERASBLANCHARD, BARCELONA



LISA OPPENHEIM
THE STORY BEHIND
comisaria Direlia Lazo
NoguerasBlanchard
Xuclà 7 - Barcelona
14.03.2013>20.02.2014

NoguerasBlanchard presenta una nova programació en l'espai de la galeria a Barcelona. The Story Behind, comissariada per Direlia Lazo, consistirà en una sèrie de presentacions d'artistes internacionals, entre establerts i emergents durant el període d'un any.
Gran part de l'art contemporani es recrea en el relat sobre si mateix, històries que intervenen entre l'obra i l'espectador ja sigui per transmetre la intenció de l'artista, explicar el procés de treball que subjau en les imatges o fer-se ressò de les interpretacions més atinades. Narrar, explicar, explicar tot l'univers interpretatiu que envolta allò que presenciem s'ha convertit en un element més de les obres. The Story Behind presentarà un grup d'obres on històries, ja siguin fictícies o reals, donen cos a aquest món oral i paral·lel que acompanya les imatges.
El cicle queda inaugurat amb l'obra Heliograms 1876/2011, 2011 (Heliogrames 1876/2011), de Lisa Oppenheim (1975, New York). Les fotografies són resultat de la sobreexposició a la llum natural d'una imatge del sol presa el 8 de juliol de 1876. Les exposicions van tenir lloc vuit vegades al dia, una vegada cada dues hores, des del clarejar fins al vespre durant diversos mesos començant pel equinocci de primavera del 2011. Les imatges que presentem en aquesta ocasió van ser realitzades el 27 de juliol del 2011.
Heliograms 1876/2011 denota aquest interès d'Oppenheim per ampliar les possibilitats d'apropiació, reconstrucció i interpretació de materials d'arxiu. A diferència d'operacions anteriors on l'artista re-fotografiava in situ espais i llocs presents en imatges d'arxius (Killed Negatives, 2002-2006) o allà on estableix una relació de referència i substitució entre imatges que són preses en contextos diferents (The Sun is Always Setting Somewhere Else, 2006) en Heliograms 1876/2011, complica el procés de reproducció de la imatge d'arxiu com si mitjançant aquest procediment despullés a la imatge del seu valor documental en contenir altres temporalitats alienes a la presa del 8 de juliol de 1876.

Lisa Oppenheim viu i treballa a Nova York. Va realitzar el programa d'estudis independents en Whitney Museum així com un màster al Bard College (2002). Va ser artista resident a Rijksakademie van Beeldende Kunsten d'Ámsterdam del 2004 al 2005. Entre les seves exposicions individuals destaquen: Everyone’s Camera, Kunstverein Göttingen, Göttingen (2013); Vapours and Veils, Klosterfelde, Berlín (2012); Equivalents, Harris Lieberman, Nova York (2012); Open Source, UC Riverside/Califòrnia Museum of Photography, Riverside (2009). Ha participat en nombroses exposicions col·lectives entre elles: The Appearance of Image, Fondation d’Entreprise Ricard, París (2013); Kadist: Pathways into a Collection, Minsheng Art Museum, Xangai (2012); Lisa Oppenheim – Double, ICA, Londres (2012); Found in Translation, Guggenheim Museum, Nova York /Deutsche Guggenheim Museum, Berlín (2012); Performa 11, Nova York (2011); The Indisciplini of Painting Screening, Tate St. Ives, Regne Unit (2011); What Makes Free Will Free (With Melissa Gordon), Temporary Stedelijk, Ámsterdam (2011); Image Transfer: Pictures in a Remix Culture, Henry Art Gallery, Seattle (2010) i From John to Sebastian: tank.tv at Tate Modern, Tate Modern, Londres (2009) entre uns altres. 

ALBERTO VOLTOLINI: IMMAGINE - IL MULINO 201

ALBERTO VOLTOLINI
IMMAGINE
Il Mulino, 21/3/2013
collana "Lessico della filosofia"

Che cosa fa di un'immagine un'immagine, ossia una rappresentazione pittorica? Che cosa rende un'immagine del tutto diversa da altre rappresentazioni, per esempio dai segni verbali? Sono interrogativi che risalgono alle origini della riflessione occidentale e sono variamente diffusi in molte tradizioni di pensiero. Ma in filosofia sono stati affrontati in modo sistematico soltanto di recente, a partire dal Novecento, per essere poi oggi discussi in una vera e propria esplosione di teorie. Al punto di vista più tradizionale, che lega la pittorialità dell'immagine a fattori di ordine percettivo o esperienziale, si è affiancato una concezione semiotica o strutturalista, che inscrive l'immagine in un particolare tipo di sistema di segni. E tuttavia, come mostra l'autore, l'antica e ingenua idea già considerata da Platone che per raffigurare qualcosa bisogna somigliare all'oggetto raffigurato ancora si insinua nel pensiero attraverso l'insufficienza di tutte le nuove teorie. 

MANFREDO MASSIRONI: L'OSTERIA DEI DADI TRUCCATI - MIMESIS 2013

MANFREDO MASSIRONI
L'OSTERIA DEI DADI TRUCCATI
Mimesis, 21/3/2013
collana "Fenomenologia e ontologia sperimentale"

Che cosa ha spinto il dottor Mentula a creare un'impresa per la ricerca di nuovi materiali destinati a produrre punti interrogativi? Come giunge la professoressa Ardesia Arani Tozzi a diventare collezionista di piazze? Cosa potrà scaturire dall'applicazione del metodo dadaista di Tristan Tzara all'"Estetica" di Hegel? E, soprattutto, che cosa succede all'Osteria dei Dadi Truccati durante un incontro in cui Eloquio, Soliloquio, Vaniloquio e Turpiloquio si disputano la fornitura delle parole per discutere di estetica? Con esiti alterni, arte e psicologia non hanno mai smesso di intersecarsi. In questo libro intelligente e scanzonato, Massironi, rimeditando una tradizione che fa capo a Freud e Arnheim, racconta degli incontri, delle collisioni, degli appuntamenti mancati e delle nuove occasioni di scambio tra arte e psicologia.  

MALENA MAZZA - VISIONQUEST, GENOVA



MALENA MAZZA
a cura di Clelia Belgrado
VisionQuest
piazza Invrea 4R - Genova
dal 28/3/2013 al 11/5/2013

Il mito estetico della bellezza legato alla giovinezza, alla perfezione di un corpo, come se guardare in faccia la realtà della vita non significhi mortalità, imperfezione e lo scorrere inesorabile del tempo; l’essere umano e il suo sempre presente desiderio di fermarne lo spietato e inarrestabile fluire.
La mostra “and time goes by …” di Malena Mazza accosta le immagini di uomini e donne anziane dai capelli bianchi e dalla pelle grinzosa in una atmosfera, delicata, candida, quasi rarefatta, a quelle di giovani corpi sensuali, perfetti, levigati, mossi da sensuali energie e pulsazioni.
Ancora una volta la stridente ma convenzionale, scontata concezione e interpretazione del solito problema? Forse, anche perché ogni giorno, in un mondo dal ritmo incalzante e mediatico dove invecchiare non è quasi permesso, subiamo ma combattiamo faticosamente, attraverso i moderni artificiali trattamenti di bellezza, la trasformazione del nostro corpo.
Ma è bello anche comprendere che, mediante l’intuizione della fotografa, l’intensità e potenza delle sue immagini, possiamo lasciare che il nostro sguardo, passando dall’obiettivo, si appoggi fermandosi a contemplare e riflettere, sulla pelle, le curve, il vigore, le morbi,dezze della giovinezza e nelle pieghe, le rughe, la stanchezza e le macchie dell’età. Un’unica trasformazione fisica del corpo e della struttura del pensiero emotivo e razionale nel corso della vita che definisce ognuno di noi.
Questa è l’altra chiave di lettura di questa mostra; esplorare e ridare dignità alla vita del proprio corpo, vissuta e conservata in ogni suo angolo, in ogni piega della sua pelle.

Malena Mazza nasce a Bologna, vive e lavora a Milano. Inizia come aiuto regia di Antonioni e dei fratelli Taviani, e lavora anche alla macchina da presa come assistente al Direttore di fotografia.
Si specializza nella regia di videoclip (Luca Carboni, Pino Daniele, Gino Paoli, Stadio) e spot pubblicitari (Brooklyn, Swatch, Glent Grant, Four Roses, Morositas, Loewe, Jeans Market, Kerastase, CBM girelli, Lovable, Vivident, Longines, Ferrari ecc) e programmi televisivi (Nonsolomoda, Sereno Variabile). Lavora come fotografa di moda a New York, Londra, Parigi, Madrid e Milano per numerose testate tra cui Amica, Marie Claire. Io Donna, Harper’s Bazar. Molte le mostre personali e collettive e nel 2012 ha esposto ad Hong kong. Nel 1995 e 2011 ha partecipato alla Biennale di Venezia. 

mercoledì 27 marzo 2013

LIFE AND DEATH. POMPEII AND HERCULANEUM -- BRITISH MUSEUM, LONDON



LIFE AND DEATH
Pompeii and Herculaneum
British Museum
Great Russell Street - London
28/3/2013 - 29/9/2013

Neil MacGregor, director of the British Museum said "This will be a major exhibition for the British Museum in 2013, made possible through collaboration with the Archaeological Superintendency of Naples and Pompeii which has meant extremely generous loans of precious objects from their collections, some that have never travelled before. I am delighted that Goldman Sachs is sponsoring this important exhibition and am extremely grateful to them for their support."
"It is a privilege to be partnering with the British Museum for this incredibly exciting exhibition, which offers a fascinating insight into daily life at the heart of the Roman Empire", said Richard Gnodde, Co Chief executive of Goldman Sachs International. "We recognize the importance of supporting cultural platforms such as this and we are delighted to offer our support to help bring this unique experience to London."
Pompeii and Herculaneum, two cities on the Bay of Naples in southern Italy, were buried by a catastrophic volcanic eruption of Mount Vesuvius in just 24 hours in AD 79. This event ended the life of the cities but at the same time preserved them until rediscovery by archaeologists nearly 1700 years later. The excavation of these cities has given us unparallelled insight into Roman life.
Owing to their different locations Pompeii and Herculaneum were buried in different ways and this has affected the preservation of materials at each site. Herculaneum was a small seaside town whereas Pompeii was the industrial hub of the region. Work continues at both sites and recent excavations at Herculaneum have uncovered beautiful and fascinating artefacts. These include treasures many of which will be displayed to the public for the first time, such as finely sculpted marble reliefs, intricately carved ivory panels and fascinating objects found in one of the main drains of the city.
The exhibition will give visitors a taste of the daily life of the people of Pompeii and Herculaneum, from the bustling street to the family home. The domestic space is the essential context for people’s lives, and allows us to get closer to the Romans themselves. This exhibition will explore the lives of individuals in Roman society, not the classic figures of films and television, such as emperors, gladiators and legionaries, but businessmen, powerful women, freed slaves and children. One stunning example of this material is a beautiful wall painting from Pompeii showing the baker Terentius Neo and his wife, holding writing materials showing they are literate and cultured. Importantly their pose and presentation suggests they are equal partners, in business and in life.
The emphasis on a domestic context also helps transform museum artefacts into everyday possessions. Six pieces of wooden furniture will be lent from Herculaneum in an unprecedented loan by the Archaeological Superintendency of Napels and Pompeii. These items were carbonized by the high temperatures of the ash that engulfed the city and are extremely rare finds that would not have survived at Pompeii – showing the importance of combining evidence from the two cities. The furniture includes a linen chest, an inlaid stool and even a garden bench. Perhaps the most astonishing and moving piece is a baby’s crib that still rocks on its curved runners.
The exhibition will include casts from in and around Pompeii of some of the victims of the eruption. A family of two adults and their two children are huddled together, just as in their last moments under the stairs of their villa. The most famous of the casts on display is of a dog, fixed forever at the moment of its death as the volcano submerged the cities.

In collaboration with Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei

Image: Portrait of baker Terentius Neo and his wife. Pompeii, AD 55–79. © DeAgostini/SuperStock. 

DAVVERO!, LUIGI BAZZANI E LA POMPEI DI FINE '800 - FONDAZIONE DEL MONTE, BOLOGNA



DAVVERO!
La Pompei di fine '800 nella pittura di Luigi Bazzani
Fondazione del Monte
via delle Donzelle 2 - Bologna
dal 28/3/2013 al 26/5/2013

La Fondazione del Monte presenta, in collaborazione con l'Università di Bologna - Dipartimento di Storia Culture Civiltà, Sezione di Archeologia, un inedito progetto espositivo dedicato alla straordinaria figura dello scenografo e vedutista bolognese Luigi Bazzani (Bologna 1836 - Roma 1927), le cui opere sono conservate in molte prestigiose gallerie in Italia e all'estero: nel Museo Archeologico Nazionale e nella Galleria di Capodimonte a Napoli, nella Galleria di Arte Moderna a Roma, ma anche nel Victoria and Albert Museum di Londra, che acquistò dall’artista oltre cento acquerelli.
La mostra, realizzata con il contributo dell'Istituto Banco di Napoli - Fondazione e con la collaborazione della Soprintendenza dei beni Archeologici di Napoli e Pompei, sarà ospitata presso la sede bolognese della Fondazione del Monte dal 29 marzo al 26 maggio 2013.
Il progetto, tappa finale di un percorso di ricerca pluriennale condotto dall'Università di Bologna, ripercorre, attraverso un ricco apparato iconografico composto dalle opere di Bazzani e da una serie di scatti che documentano l'attuale realtà pompeiana, l'eccezionale produzione del pittore bolognese, soffermandosi in particolare sullo straordinario contributo che i suoi acquerelli, caratterizzati da una grande qualità artistica e da una prodigiosa abilità tecnica, rappresentano ancora oggi per lo studio di Pompei e della sua storia.
L'esposizione intende, quindi, presentare al pubblico l'immenso patrimonio costituito dalle opere di questo artista - che operò a Pompei per circa un trentennio tra il 1880 e il 1910 circa - e composto da centinaia di acquerelli e disegni, in gran parte sconosciuti al pubblico e agli stessi archeologi, che restituiscono con assoluta precisione edifici e pitture oggi gravemente danneggiati o scomparsi.
Il percorso espositivo, articolato in sei differenti sezioni, inquadra la figura di Luigi Bazzani muovendo dagli inizi bolognesi - dove l’artista si distinse già in giovane età per l'abilità tecnica nella composizione di scene prospettiche e architettoniche che lo portò anche a collaborare agli allestimenti scenografici del Teatro Comunale della città - fino al momento del suo trasferimento a Roma nel 1861. Se da un lato l'attività di scenografo proseguì nei primi anni dal suo arrivo nella capitale, è pur vero che fu senz'altro questa l'occasione dei primi contatti con i monumenti dell'antichità classica, le cui rovine divennero la sua principale fonte di ispirazione.
Le sezioni successive propongono un vero e proprio viaggio nella Pompei della seconda metà dell'Ottocento, esplorando di volta in volta differenti momenti del periodo in cui Luigi Bazzani operò nella città campana: il complesso rapporto tra la pittura e la fotografia, tecnica innovativa che andava affermandosi proprio in quegli anni, la corrente "neopompeiana" di ispirazione storica, alla quale lo stesso Bazzani aderì per qualche tempo, l’evoluzione definitiva del suo lavoro verso il vedutismo, il cui intento era quello di far rivivere nell'osservatore il fascino e l'emozione di una visita alla città antica. Un'ulteriore sezione è poi dedicata alle opere in cui Bazzani si cimentò con le tecniche del rilievo architettonico, un aspetto finora poco noto ma di grande interesse per la ricerca archeologica.
L'ultima parte del percorso, di carattere più tecnico, è, invece, dedicata alle metodologie oggi impiegate per la documentazione degli apparati decorativi nei progetti di ricerca e di formazione dell'Ateneo bolognese, dal rilievo fotogrammetrico alla ricostruzione tridimensionale, senza trascurare tecniche tradizionali come la tempera e l’acquerello per la ricostruzione della policromia originale delle pareti.
Il progetto espositivo viene, inoltre, arricchito da un importante “servizio permanente” a disposizione degli studiosi e del pubblico: un sito internet realizzato in collaborazione col CINECA, in cui saranno disponibili tutte le opere pompeiane di Bazzani, localizzate nella città antica e corredate di scheda illustrativa e confronto fotografico con la situazione attuale.
Con la mostra “Davvero! La Pompei di fine ‘800 nella pittura di Luigi Bazzani”, riparte, infine, il progetto di didattica "Un'aula in Fondazione". Attraverso i tre percorsi modulati per ogni fascia d’età - La storia, Il mito e Il Colore - la proposta educativa si rivolge direttamente alle scuole della città offrendo la visita guidata alla mostra e il laboratorio di didattica dell'arte, ideati e realizzati entrambi per promuovere l’educazione allo sguardo, per comprendere e interpretare le immagini e le suggestioni artistiche di Luigi Bazzani in particolare e, più in generale, dell’arte.
In occasione della mostra verrà realizzato un ampio catalogo riccamente illustrato, con contributi di specialisti di archeologia, storia dell'arte e restauro.
 

MARIO BERTOLOTTO: FOGLI MULTICOLORI - ADELPHI 2013

MARIO BERTOLOTTO
FOGLI MULTICOLORI
Adelphi, 3/4/2013
collana "Saggi. Nuova serie"

Nuovo invito a un attraversamento della musica per aspera ad astra, Fogli multicolori raccoglie una vasta scelta degli articoli che nel corso di questi ultimi anni sono andati depositandosi sulle pagine di un quotidiano. Schönberg, Strauss, Schumann, Stockhausen, Mahler, Debussy, Monteverdi, Stravinskij, Bartók, Janâcek, Ives, Ligeti: sono solo alcuni dei luoghi musicali su cui l'occhio e l'orecchio assoluto di Bortolotto di volta in volta si soffermano. È un percorso sinuoso, che non sembra muovere da idee generali o preesistenti - l'occasione può essere un evento inatteso, un'esecuzione memorabile, un ricordo - ma si delinea via via, con suprema sprezzatura, in virtù di concatenazioni, rimandi, risonanze. Qui più che altrove il lettore avrà anche il piacere di trovare rapidi e irresistibili ritratti: Händel "gigante di stile e di noia", Ravel "bambino dei sortilegi", de Falla "musicista per grazia celeste", Henze "samurai borghese". Su tutti l'immagine del giovane Prokof'ev, "avido di brutalità", "dalla faccia allegra, leggermente ottusa, di tennista", e il sorriso derisorio del piccolo Poulenc, dalla mozartianità splendente: "le sue proporzioni erano quelle di una nocciola o di una ghianda, l'animo quello di una midinette (col tempo di una maîtresse), ma è arcinoto che una ghianda autentica la vince su una quercia di cartone". 

LAURA DI NICOLA: MERCURIO, STORIA DI UNA RIVISTA - IL SAGGIATORE 2013

LAURA DI NICOLA
MERCURIO
Storia di una rivista 1944-1948
Il Saggiatore, 7/2/2013

"Mercurio. Mensile di politica, arte, scienze". Così recitava il frontespizio della rivista fondata nel 1944 da Alba de Céspedes, una delle esperienze più significative del dibattito politico e letterario della Roma liberata, che vide generazioni diverse di intellettuali antifascisti impegnati nel progetto di una nuova cultura e di una nuova società democratica e civile. Sulle sue pagine si avvicendarono grandi firme del mondo politico, intellettuale, letterario, artistico, musicale, cinematografico, teatrale e scientifico: Sforza, Parri, Moravia, Alvaro, Aleramo, Banti, Ginzburg, Montale, Ungaretti, Masino, Mila, Vittorini, ma anche Sartre, Hemingway e Mistral. E un giovanissimo Camilleri. L'intreccio delle loro esperienze individuali e collettive, delle pulsioni etiche e civili, dei percorsi conoscitivi ed esistenziali, diede vita a un progetto attento al pubblico, che fu eclettico, attuale ma, prima ancora, morale. Il lavoro di ricostruzione di questa storia, reso possibile grazie alla consultazione di inedita documentazione conservata nell'Archivio de Céspedes, non solo mette in luce la forte presenza dell'intellettualità femminile ma, anche grazie alla accurata redazione degli indici completi, ci restituisce una sorta di diario collettivo di una stagione di speranze. 

CAROLA FREDIANI: DENTRO ANONYMOUS - PALAZZO DUCALE, GENOVA 28/3/2013



CAROLA FREDIANI
DENTRO ANONYMOUS
Viaggio nelle legioni dei cyberattivisti
presentazione dell'ebook pubblicato da Informant
Palazzo Ducale - Sala del Camino
piazza Matteotti 9 - Genova
giovedì 28/3/2013, ore 17,45

Giovedì 28 marzo alle 17,45 nella Sala del Camino di Palazzo Ducale sarà presentato l’ebook di Carola Frediani “Dentro Anonymous. Viaggio nelle legioni dei cyberattivisti” (Informant ebook , 2,99 euro, http://inform-ant.com/it/ebook/dentro-anonymous.-viaggio-nelle-legioni-dei-cyberattivisti).
All’incontro, organizzato dal Museo del caos e dall’Associazione per un archivio dei movimenti, oltre all’autrice parteciperanno Giovanna Sissa, ricercatrice dell’università di Milano, Raffaele Mastrolonardo, giornalista di Effecinque e Giuliano Galletta, giornalista Secolo XIX.
Il libro è un viaggio-inchiesta che attraverso testimonianze, interviste, retroscena, ricostruisce gli ultimi sviluppi di Anonymous, il gruppo di cyberattivisti che ha dichiarato guerra a governi e aziende di mezzo mondo. Un racconto giornalistico che svela il "dietro le quinte" di alcuni cruciali attacchi informatici e che riflette sulle sfide di un movimento di "senza volto" che si propone di difendere la libertà di espressione e la libera circolazione delle informazioni. Il libro, di recente uscito anche in edizione inglese, affronta alcuni nodi cruciali: la Rete sta diventando un nuovo terreno di conflitto? E chi sono i protagonisti di questo campo di battaglia? Cosa è successo al movimento di hacktivisti dopo l'ondata di arresti internazionali di alcuni mesi fa? Come si organizza? Quali sono i suoi strumenti? Come sono state effettuate alcune delle azioni più famose, compiute in Italia? Interrogativi dietro ai quali si cela Anonymous, un soggetto nuovo e difficilmente inquadrabile nelle categorie tradizionali della politica e dei media. Liquido come la società in cui viviamo.

L’autrice, Carola Frediani, giornalista, nel 2010 ha co-fondato l’agenzia Effecinque, impegnata a realizzare nuovi format giornalistici e a sperimentare con i social media. Scrive soprattutto di nuove tecnologie, cultura digitale e ambiente per L'Espresso, Wired, Corriere della Sera, sky.it, Il Secolo XIX. Per sky.it ha lavorato al progetto Beautiful Lab. In precedenza ha lavorato per quasi dieci anni alla società di web journalism and design Totem, di Franco Carlini. 

THE INDEPENDENT GROUP: PARALLEL OF ART & LIFE - ICA, LONDON



THE INDEPENDENT GROUP
PARALLEL OF ART & LIFE
ICA Institute of Contemporary Art
The Mall - London
27 March - 9 June 2013

To coincide with the 60th anniversary of the ground-breaking exhibition Parallel of Life & Art, this exhibition presents original art works by the Independent Group.
The Independent Group met at the original ICA in Dover Street from 1952-5 and comprised architects Alison and Peter Smithson, James Stirling and Colin St John Wilson; artists Magda Cordell, Richard Hamilton, Nigel Henderson, John McHale, Eduardo Paolozzi and William Turnbull; music producer Frank Cordell and writers Lawrence Alloway, Reyner Banham and Toni del Renzio. Celebrated today as the so-called Fathers of Pop, the Group worked with art, science, technology and popular culture. From horror films to theories of evolution, modern architecture to Marilyn Monroe, this group project worked beyond traditional boundaries and conventional disciplinary areas.
The exhibitions organised by the group – Growth & Form; Tomorrow’s Furniture; Parallel of Life & Art; Man, Machine & Motion and sections of This is Tomorrow – were highly innovative, both in terms of layout and the range of objects displayed. Building on the ICA’s Surrealist legacy, the Independent Group shows introduced the new age of modernity and mass culture to the gallery space. Reflecting the Group’s collage mentality, new technology and high end design were juxtaposed with avant-garde art.
Unlike other London venues, "none provided a foyer, a hearth which the artists and his audience can gather in unanimity, in fellowship, in mutual understanding and inspiration", stated Herbert Read in the exhibition catalogue 40 Years of Modern Art. Even before the Group was assembled by Assistant Director Dorothy Morland, members gravitated to the ICA as the only place to see and discuss modern art and modern culture. Hamilton, Paolozzi and Turnbull exhibited at the Dover Street inaugural exhibition, 1950: Aspects of British Art and continued their involvement throughout the 1950s and 1960s, curating a wide range of public exhibitions and events, underpinned by clandestine discussions and gatherings.
The ICA exhibition will include paintings, drawings and photographs by John McHale, Magda Cordell, Nigel Henderson, Eduardo Paolozzi and Richard Hamilton, alongside related designed objects and ephemera from the Independent Group. Evoking the ICA’s original home in Dover Street in the 1950s, the exhibition will be designed to give viewers a sense of ‘The Home of the Avant Garde’ which first attracted this collection of creative practitioners.
In addition the exhibition will be accompanied by a two day conference which will bring together leading researchers, practitioners and curators who are working on aspects of the Independent Group. The aim will be to consider ways in which the Independent Group have been, and continue to be, exhibited. Participants will share their knowledge and approaches to this seminal moment in the history of British art and architecture at a very timely moment when the history of the Independent Group has come under increased scrutiny internationally.

Image: John McHale; Telemath, 1958 - Courtesy the Estate of John McHale and Richard Saltoun, London 

AMORE E PSICHE, LA FAVOLA DELL'ANIMA - PALAZZO BAROLO, TORINO



AMORE E PSICHE
La favola dell'anima
a cura di Elena Fontanella
Palazzo Barolo
via delle Orfane 7 - Torino
dal 27/3/2013 al 16/6/2013

Sarà inaugurata il 27 marzo 2013 a Palazzo Barolo la mostra “Amore e Psiche, la favola dell’anima” organizzata dalla Fondazione DNArt di Milano.

Un percorso affascinante e inedito che accosta opere classiche e contemporanee in un viaggio alla scoperta degli aspetti simbolici e archetipici della favola di Amore e Psiche.
Il mito, antichissimo, fu ripreso nel II secolo d.C. da Apuleio nelle sue Metamorfosi: Psiche, mortale dalla bellezza eguale a Venere, diventa sposa di Amore senza mai poterne vedere il viso.
Una notte, istigata dalle invidiose sorelle, riesce a scoprirne il volto, ma viene immediatamente abbandonata dal dio. Psiche dovrà quindi affrontare una serie di prove al termine delle quali otterrà l'immortalità e potrà ricongiungersi al suo sposo.

La mostra “Amore e Psiche, la favola dell’anima” si basa sull’interpretazione del mito in chiave platonica che venne data nell’Umanesimo: l’errore di Psiche consiste nel ritenere il divino come una realtà tangibile e verificabile con i sensi, mentre è solo il cuore che può percepirne pienamente la presenza.

“La vita attuale, ha dichiarato la curatrice della mostra Elena Fontanella, nega spesso all’uomo gli spazi del sacro. Caoticamente travolti dell’esistenza, siamo impreparati ad affrontare le immense traversate interiori fatte di vuoti e silenzi che la vita ci mette davanti. Grazie all’aiuto di una delle favole più belle sull’amore, sulla morte e sulla vita, vogliamo accompagnare il visitatore in questi sentieri dell’anima, sfruttando le immagini artistiche che, nei millenni, si sono ispirate a questa storia.”

Le sezioni della mostra seguono le diverse fasi del racconto di Apuleio, dalla passione alla serenità raggiunta attraverso la speranza, e raccolgono reperti storici di ogni epoca: dai reperti archeologici del IV e V secolo a.C., come alcune pinaches provenienti dagli scavi del Tempio di Locri e mai esposte finora, alle iconografie di psiche dei marmi di età ellenista e romana, arte romana, ai marmi di età ellenistica e imperiale, dai dipinti rinascimentali ai gessi del Canova, da Tiepolo a Tintoretto all’arte povera di Mauri, Gilardi e Kounellis per finire con un’inedita installazione di Fabrizio Plessi.
Ciascuna sezione della mostra sarà infatti anticipata da un’opera d’arte contemporanea legata al sentimento proprio alle varie fasi del racconto, in un vero percorso di ascesa metafisica. 

FEDERICO VERCELLONE: DOPO LA MORTE DELL'ARTE - IL MULINO 2013

FEDERICO VERCELLONE
DOPO LA MORTE DELL'ARTE
Il Mulino, 21/03/2013
collana "Saggi"

La questione della morte dell'arte appassiona la riflessione filosofica e le pratiche artistiche da quasi due secoli. Fu Hegel il primo a rilevare che l'arte non costituisce e nemmeno può più rappresentare la verità e il centro di una cultura. La dichiarazione dell'ultimo dei filosofi-re ha suscitato un incendio indomabile, le cui fiamme divampano nel Novecento e lambiscono ancora il nostro tempo. Ma è davvero morta l'arte? Sì, ma solo se si danno per buoni i presupposti hegeliani, come fece anche Benedetto Croce dando avvio al dibattito novecentesco. Da allora il tema non ha smesso di impegnare artisti e pensatori, a partire dall'avanguardia storica per giungere sino alle teorie dell'arte contemporanee. Partendo da queste premesse, il libro riconsidera l'intera vicenda e sottolinea come il quadro sia oggi radicalmente mutato per l'impatto che sull'esperienza estetica ha prodotto l'avvento delle tecnologie digitali. 

ANGELA DE BENEDICTIS: TUMULTI - IL MULINO 2013

ANGELA DE BENEDICTIS
TUMULTI
Moltitudini ribelli in età moderna
Il Mulino, 21/3/2013
collana "Studi e ricerche"

Fra Cinque e Seicento più di una volta accade che una città si ribelli al suo principe: a Urbino, a Messina, a Mondovì, a Castiglione delle Stiviere. Per quei tumulti e sollevazioni le città furono accusate e giudicate come disobbedienti e ribelli. La rivolta fra tardo Medioevo e prima età moderna era considerata un crimine di lesa maestà, e di questo appunto le comunità qui studiate vennero imputate. Ma è proprio nella controversia attorno al "crimen laesae" che si fa strada il tema della resistenza lecita e del diritto all'autodifesa. Indagando su quelle quattro rivolte italiane e rileggendo la letteratura giuridica dell'epoca, l'autrice mette così a fuoco un tema cruciale che, sul crinale fra obbedienza e disobbedienza, tra fedeltà e infedeltà, investe il problema della sovranità e dei suoi limiti nell'età moderna. 

I BRIGNOLE SALE PRIMA DI PALAZZO ROSSO - PALAZZO TURSI, GENOVA 27/3/2013



I BRIGNOLE SALE PRIMA DI PALAZZO ROSSO
Dimore e dipinti (1573-1662)
presentazione del volume
Palazzo Tursi - Salone di rappresentanza
via Garibaldi 9 - Genova
mercoledì 27 marzo 2013, ore 17,30

La prof. Maria Clelia Galassi, docente di Metodologia della ricerca storico-artistica presso l´Università di Genova, presenta il primo “Quaderno dei Musei di Strada Nuova” (promosso e sponsorizzato dal Rotary Club Genova, curato da Piero Boccardo, edito da Silvana Editoriale)

Il Rotary Club Genova, che nel passato ha già sostenuto importanti iniziative all´interno di Palazzo Rosso e di Palazzo Bianco, ha deciso di promuovere una collana di monografie dedicate ai Musei di Strada Nuova destinate, unendo rigore scientifico e taglio divulgativo, a meglio illustrare i loro contenuti.
La prima serie avrà come filo conduttore la famiglia Brignole-Sale, che i due palazzi li ha costruiti e vissuti, percorrendo parallelamente le vicende dei personaggi, delle loro dimore, e specificamente degli appartamenti da loro abitati, e quelle delle opere d´arte – dipinti, arredi e sculture – che raccolsero.
Il primo volume, che appunto inaugura la collana, si intitola I Brignole-Sale prima di Palazzo Rosso. Dimore e dipinti (1573-1662) ed è dedicato alla “preistoria”, cioè al periodo in cui la nobile famiglia originaria del levante ligure, si afferma a livello locale attraverso la carriera politica dei suoi rappresentanti, ma corroborandola attraverso la scelta di residenze adeguate e la commissione di opere d´arte. Emblematica in questo senso la scelta di Anton van Dyck come ritrattista.
L´impianto di ciascun volume prevede un saggio introduttivo, una serie di schede di opere, e le biografie dei protagonisti che, in questo caso sono Gio.Francesco Brignole e suo figlio Anton Giulio Brignole-Sale, ma che nei volumi futuri saranno via via i loro discendenti, fino alla Duchessa di Galliera, e poi anche Caterina Marcenaro e Franco Albini.
La stesura dei testi si deve a Piero Boccardo, Direttore dei Musei di Strada Nuova, e curatore della collana, e a Raffaella Besta e Margherita Priarone, che collaborano con lui in qualità di Conservatori delle collezioni.
L´editore è Silvana Editoriale. 

martedì 26 marzo 2013

GUY DEBORD: UN ART DE GUERRE - BNF FRANÇOIS MITTERRAND, PARIS



GUY DEBORD
UN ART DE GUERRE
Commissaires: Laurence Le Bras et Emmanuel Guy
BnF I François-Mitterrand
Quai François-Mauriac - Paris XIIIe
27 mars - 13 juillet 2013

A la fois poète, artiste, penseur révolutionnaire, directeur de revue et cinéaste, Guy Debord (1931-1994) a livré, avec ses archives, non seulement l’histoire d’une œuvre, mais aussi celle d’aventures collectives dont il se fit souvent le stratège.
L’exposition racontera la théorie, les pratiques et les combattants d’une lutte ininterrompue contre la société du spectacle.
Outre les manuscrits, tracts, affiches, documents préparatoires des films, photographies, œuvres de Guy Debord et de ses compagnons de route, l’exposition présentera l’ensemble inédit de ses fiches de lecture, centre permanent de l’ œuvre et miroir d’une vie. Autant de documents qui permettront de mieux comprendre le parcours d’un auteur dont les thèses continuent de porter le fer contre nos sociétés contemporaines.
« La BnF se réjouit de présenter aujourd’hui l’essentiel des archives de Guy Debord, un ensemble exceptionnel classé Trésor national et acquis en 2011. L’exposition va faire revivre une avant-garde dont le rôle est capital, comme on peut le voir tous les jours. » déclare Bruno Racine, président de la BnF. 

FIONA TAN: INVENTORY - MAXXI, ROMA



FIONA TAN
INVENTORY
MAXXI - Museo Nazionale delle Arti del XXI Secolo
via Guido Reni 4A - Roma
dal 26/3/2013 al 8/9/2013

La mostra presenta, in anteprima mondiale, l’ultima opera di Fiona Tan, Inventory.
Inventory nasce dalle suggestioni della casa privata e del museo di Sir John Soane, appassionato collezionista che oltre duecento anni fa costruì, nei confini angusti della propria casa, il proprio monumento privato, incarnazione del fascino e della passione dell’architetto per Roma, in cui raccolse sculture classiche, frammenti e dettagli.
Attorno a Inventory ruotano altri tre importanti lavori video dell’artista: Correction, sei proiezioni allestite secondo il modello del Panopticon (il carcere ideale progettato nel 1791 da Jeremy Bentham), in cui l’artista presenta 330 ritratti di prigionieri e guardie americani; Disorient, doppia proiezione che partendo dai diari di Marco Polo arriva a immaginare come sarebbe stato il museo dell’esploratore veneziano, e Cloud Island opera che ha per protagonista l’isola di Inujima simbolo dell’industrializzazione del Giappone che hanno snaturato la vita dell’isola e le abitudini dei suoi abitanti.
Insieme ai video di Fiona Tan anche una serie di incisioni selezionate da Le Carceri d’Invenzione di Piranesi, opera fonte di ispirazione per Correction e che instaura un’affascinante conversazione con l’architettura di Zaha Hadid. 

FUJIKO NAKAYA 中谷 芙二子: FOG 霧 BROUILLARD - ANARCHIVE N. 5 2012



FUJIKO NAKAYA 中谷 芙二子
FOG 霧 BROUILLARD
Anarchive n°5
Éditions Anarchive, 2012

Sculpter le brouillard est un art peu commun. Fujiko Nakaya en est la pionnière. Cette première monographie présente plus de cinquante de ses oeuvres de brouillard conçues pour des espaces publics dans le monde entier, ainsi que ses créations vidéo et ses peintures. Textes et dessins de l'artiste, pièces d'archives, essais inédits d'auteurs français et japonais, vidéos, documentent ce parcours artistique exceptionnel qui réinvente les rencontres entre art, science et technologie. Le DVD-ROM et le DVD Vidéo présentent des vidéos rares réalisées par l'artiste et un grand nombre de documents filmés sur ses sculptures de brouillard, depuis celle, célèbre, du Pavillon Pepsi en 1970 jusqu'aux plus récentes en 2011.
Cette publication se compose d'un livre, d'un DVD-Rom et d'un DVD Vidéo 

STEFANO SCODANIBBIO: REINVENTIONS - ECM NEW SERIES 2013



Quartetto Prometeo
STEFANO SCODANIBBIO
REINVENTIONS
ECM New Series, 2013

Besides being the most inventive of double bassists, the late Stefano Scodanibbio was a sound-sculptor of unmatched imagination, as demonstrated in this radical programme of string quartet arrangements of Bach, Spanish guitar music and Mexican popular songs, performed with quicksilver grace by Quartetto Prometeo.
Scodanibbio's methods involve displacing some harmonics an octave higher, and slowing tempos drastically, refracting the pieces as if underwater. The three Bach “Contrapunctus” from The Art of Fugue are distilled into chilled, skeletal forms, ice-sculptures of slow but glistening sonorities. The more populist “Canzoniere Messicano”, while sharing the glacial harmonic shifts, have a lusher, more indulgent flavour. 

INCONTRO CON GIULIANO MONTALDO - LIBRERIA FELTRINELLI, GENOVA 26/3/2013



INCONTRO CON GIULIANO MONTALDO
Libreria Feltrinelli
via Ceccardi 14-16RR - Genova
martedì 26 marzo 2013, ore 18,00

La vita e la carriera di Giuliano Montaldo,inimitabile cineasta e gentiluomo genovese, da attore esordiente a straordinario regista,da primo Presidente di Rai Cinema a narratore degli aneddoti di un cinquantennio di cinema italiano.
È il ritratto di un giovane di Quattrovolte vent'anni (dal bel documentario di Marco Spagnoli, Rai Cinema),regista e intellettuale, e al tempo stesso figura elegante che ha fatto del cinema la sua passione, come pure un personalissimo strumento di ricerca sul piano civile.
All’indomani della consegna del Grifo d'oro, massima onorificenza della città di Genova, oggi Giuliano Montaldo è nostro ospite in libreria. 

domenica 24 marzo 2013

SAUL STEINBERG: THE AMERICANS - MUSEUM LUDWIG, COLOGNE



SAUL STEINBERG
THE AMERICANS
curated by Andreas Prinzing
Museum Ludwig Bischofsgartenstrasse 1 - Cologne 
22/3/2013 - 23/6/2013

The Museum Ludwig is exhibiting the complete collage-tableaux The Americans by U.S. illustrator and cartoonist Saul Steinberg (1914–1999) for the first time since he created it in 1958 for the Brussels World’s Fair. The mural collage will be accompanied by a selection of related drawings from the 1950s and by a large number of the artist’s magazine illustrations.
Romanian-born Steinberg studied architecture in Milan before emigrating in the early 1940s to America. He settled in New York and achieved eminence chiefly as a result of the covers he designed for The New Yorker. For the U.S. pavilion at Expo 1958 in Brussels—the first world’s fair to be mounted after World War II—he created a large- scale mural collage consisting of eight panels with a total length of over seventy meters.
They present a critical panorama of everyday life in America, ranging from the hustle and bustle of the big city to the apparently idyllic world of rural communities. An array of collaged human figures dominates the foreground, sometimes singly, sometimes densely packed, always against a background of enlarged photographs of drawings. The figures testify to Steinberg’s assimilation of a wide range of artistic influences and to his creative engagement with a variety of media and materials, including drawing, photography, wallpaper, and scraps of packing paper and comics. His view of the American way of life, though affectionately humorous, does not exclude its darker aspects.
After Expo 58 the mural entered the collection of the Musées Royaux des Beaux- Arts in Brussels. Sections have been exhibited since, but the huge dimensions of the work have until now prevented it being shown again in its entirety.
The exhibition, which is accompanied by a catalogue in English and German, is organized in close cooperation with the Saul Steinberg Foundation, New York.

Image: The Americans. Farmers - Middle West (detail), 1958 Collage aus ausgeschnittenem oder -gerissenem Packpapier und aus Tapete, Wachskreide, Pastell, Tusche, Öl auf bedrucktem Fotopapier, geklebt auf Karton und auf doppelt-dicker Triplex-Platte befestigt 6 Tafeln 300 x 90 cm, 1 Tafel 300 x 64 cm. Musées royaux des Beaux-Arts de Belgique, Bruxelles © The Saul Steinberg Foundation / VG Bild-Kunst 2013 

JOHN ZORN BOOK OF HEADS - O', MILANO 25/3/2013



JOHN ZORN BOOK OF HEADS
eseguito da Alessandra Novaga
O'
via Pastrengo 12 - Milano
lunedì 25 marzo 2013, ore 21,00

Il ciclo Book of Heads di John Zorn, rimane l'occasione imperdibile di percorrere un viaggio attraverso il suono, il gesto e lo strumento.
Qui la chitarra si smaterializza per diventare 'concetto' perdendosi nella quantita' e nelle differenze tra le tante tipologie di strumenti necessari all'esecuzione.
Nei 35 studi che compongono l'opera, l'improvvisazione e' fondamentale ma sempre mediata da un testo che diventa fonte inesauribile di ispirazione.
Ci sono poi i numerosi oggetti necessari all'esecuzione di Book of Heads, i palloncini, la bambola parlante, bastoncini e mollette.

Zorn racconta così la sua musica del periodo a cui appartiene anche Book of Heads: "Nei miei pezzi, ad esempio in quello presentato nel loft di Richard Foreman nel '75, io suonavo il sassofono, ad esempio improvvisando un duetto con qualcuno che stava pelando un cavolo. Ma il suono del pelare il cavolo era altrettanto importante e orchestrale, in quanto suono del punto di vista del performer che stava pelando il cavolo in piedi su una scala. In questi miei primi lavori il suono risultante dall'evento visuale era ancora presente formalmente nella mia mente."

Per questa esecuzione di Book of Heads, lunedi' 25 marzo alle 21 verranno utilizzate due chitarre elettriche, una acustica, una classica e una dobro.

Alessandra Novaga è una chitarrista interessata principalmente alla nuova musica e alla sperimentazione.
È co-fondatrice del trio di musica sperimentale Hurla Janus.
Ingresso a donazione.
 

GEORGES MINOIS: HISTOIRE DE LA SOLITUDE ET DES SOLITAIRES - FAYARD 2013



GEORGES MINOIS
HISTOIRE DE LA SOLITUDE ET DES SOLITAIRES
Fayard, février 2013
collection "Nouvelles Etudes historiques"

La solitude est un des paradoxes majeurs de notre monde d’hyper-communication : elle fait peur – au point d’être déclarée « grande cause nationale » en France en 2011 – et fascine en même temps, comme en témoigne la recherche d’exploits solitaires, de retraites volontaires hors d’un monde surpeuplé. On la fuit et on la désire à la fois.
Cette ambivalence prend aujourd’hui une dimension nouvelle : l’opposition entre convivialité et isolement est accrue par le rôle des nouvelles technologies de communication et des réseaux sociaux. Mais ce phénomène n’est que l’aboutissement d’une longue histoire qui débute dans l’Antiquité, où les intellectuels avaient déjà posé les termes de l’alternative : l’homme « animal social » et l’amoureux des charmes bucoliques.
« Il n’est pas bon que l’homme soit seul », dit la Bible, et pourtant le judéo-christianisme exalte la vie solitaire des ermites et des moines ; à l’époque classique, les « solitaires » de Port-Royal et les « promeneurs » rousseauistes s’opposent aux « honnêtes hommes » des salons ; au XIXe siècle, les romantiques exaltent la solitude et fuient les villes ; les « solos » du XXIe siècle vantent les avantages de leur indépendance, tandis que les ravages de la solitude des plus âgés sont dénoncés comme un fléau social.
Solitude physique et psychologique, solitude subie et volontaire, refuge et malédiction : ce livre retrace in fine l’histoire des ambivalences de la condition humaine.

Agrégé et docteur en histoire, docteur ès lettres, Georges Minois a publié une trentaine d’ouvrages, notamment, aux Éditions Fayard, Histoire des enfers, Histoire du suicide, Histoire du rire et de la dérision, Histoire de l’athéisme, Histoire de l’avenir, Histoire du péché originel. 

MARC PARMENTIER: PHILOSOPHIE DES SITES DE RENCONTRES - ELLIPSES MARKETING 2012



MARC PARMENTIER
PHILOSOPHIE DES SITES DE RENCONTRES
Ellipses Marketing, novembre 2012
collection "Culture pop"

La fréquentation des sites de rencontres est un phénomène social en voie de banalisation. A la fois attirante et suspecte, la séduction assistée par ordinateur suscite fantasmes et enthousiasmes, mais aussi réticences et désillusions. La tâche du philosophe n'est pas ici de porter des jugements mais d'analyser des mécanismes complexes. Les sites sont un laboratoire faisant surgir de multiples questions : Quel est l'objet de mon désir ? Quelle expérience puis-je avoir d'autrui, lorsque celui-ci reste masqué ? Que devient ma propre identité lorsque je m'offre à lui comme objet de désir ? En ouvrant à une expérience directe et concrète de la virtualité, les nouveaux espaces du discours amoureux apparaissent riches d'enseignements quant aux ressorts de nos passions bien réelles, enseignements qu'il appartient précisément au philosophe d'expliciter. 

LA VITA È DONO - MUSEO DEI BENI CULTURALI CAPPUCCINI, GENOVA



LA VITA È DONO
Vadano per elemosina confidentemente
Museo dei Beni Culturali Cappuccini di Genova
Viale IV Novembre, 5 - Passo Santa Caterina Fieschi - Genova
dal 25 marzo al 7 luglio 2013

Il 23 marzo apre presso il Museo dei Beni Culturali Cappuccini di Genova la mostra "LA VITA È DONO. Vadano per elemosina confidentemente". Tema centrale della mostra sarà la questua. Termine ormai in disuso che indica una pratica cui fino a pochi decenni fa si dedicavano ancora grandi personaggi.
Ma che cos'è la QUESTUA? Dal dizionario si legge: "accattonaggio, raccolta di offerte in chiesa o raccogliere per carità, pane o altro necessario alla vita". Inevitabile chiedersi se esistano ancora i frati questuanti. Ebbene sì, anche se sono pochi. Il questuante è un frate incaricato di passare di porta in porta chiedendo, per amore di Dio, cose utili, generi alimentari, offerte in denaro. Alla porta di un convento bussano tante persone che chiedono la carità e così, ciò che il Buon Dio dà attraverso la carità dei benefattori, ritorna ai poveri, che da sempre esistono.
La più autentica realizzazione della nostra esistenza si trova nella donazione della nostra vita al Signore e nel mettere le nostre risorse e ricchezze a disposizione dei fratelli.
Donare, scambiare, condividere serve sicuramente a realizzare la vocazione della Chiesa, a rappresentare la vita francescana e a costruire una società più equa.
Su questo tema di fondo si svolgela mostra di primavera presso il Museo dei Beni Culturali Cappuccini di Genova, che avrà come attori principali due Santi dell'Ordine dei Cappuccini: san Felice da Cantalice del quale ricorrono i 300 anni dalla canonizzazione e san Francesco Maria da Camporosso (Padre Santo) a 50 anni dalla proclamazione solenne della sua santità.
I nostri santi fratelli hanno fatto del bene mettendo in atto uno strumento antico e sempre attuale: l'elemosina.
I Cappuccini come ordine mendicante mettono in pratica la regola di San Francesco d'Assisi:
"…E come pellegrini e forestieri in questo mondo, servendo al Signore in povertà ed umiltà, vadano per l'elemosina con fiducia. Né devono vergognarsi, perché il Signore si è fatto povero per noi in questo mondo…."

La mostra "La Vita è Dono", omaggio al concetto di DONO attraverso le sue più svariate forme, ha lo scopo di presentare lo spirito di carità e la missione dell'azione sociale dei frati cappuccini, offrendosi al visitatore come spunto di riflessione e come incentivo a "rimboccarsi le maniche", a incoraggiare la bontà e riscaldare il cuore per intraprendere, o riprendere, il cammino di avvicinamento e di accompagnamento dei più emarginati e di coloro che si trovano in necessità.
La carità è una grazia che il Signore concede e che ha sostenuto i frati cappuccini nel seguire le orme di san Francesco: è innanzitutto un dono proprio per chi la pratica.
L'esposizione permette di ammirare opere d'arte, dipinti, sculture, stampe e incisioni raffiguranti Santi e Beati dell'Ordine che si sono contraddistinti nella pratica della questua. Nella collezione del Museo dei Cappuccini di Genova sono conservate più di 50 piccole tabacchiere per la "presa del tabacco", le classiche sporte in vimini tipiche dei frati questuanti, una significativa collezione di borracce per l'acqua per dissetare i frati nei lunghi cammini della questua, e grosse borracce in vimini per la questua del vino e dell'olio.
Tutti gli oggetti esposti venivano realizzati all'interno del convento nell'"officina". L'officina era il luogo in cui i frati si dedicavano all'attività manuale nell'ambito delle quotidiane necessità del convento per l'arredamento liturgico e domestico. Mentre alcuni frati andavano alla questua e portavano alimenti e cose necessarie per il sostentamento, altri fratelli coltivavano l'orto e provvedevano a cucinare per la comunità e per i poveri che a mezzogiorno venivano ai frati per il piatto di minestra.
Per la prima volta verrà esposta al pubblico una ricca raccolta di cassette per l'elemosina di Collezione Privata. Cassette e altri oggetti per la ricerca di offerte provenienti da varie parti del mondo e di diversa fattura, alcune anche molto antiche mettono in luce la generosità di tanti che hanno donato con gioia e nel segreto.
Una sezione della mostra sarà dedicata alle iniziative solidali attuali, che i Cappuccini liguri riescono a realizzare, grazie all'aiuto di persone generose e con la collaborazione di volontari.